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Neuroscienze. "INTELLIGENZE INVISIBILI.Forme non antropomorfe della "cognizione" fuori e dentro di noi.


DIPARTIMENTO DI LETTERE E FILOSOFIA DELL’UNIVERSITÀ DI CASSINO E DEL LAZIO MERIDIONALE

JANE GOODALL INSTITUTE – ITALIA

CENTRO INTERUNIVERSITARIO RES VIVA

ISTITUTO  ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI

ASSOCIAZIONE  ANTISPECISTA “SOTTO LE ALI DEL CORVO”

 

 


 

Corso 2016

 

Cassino 8-10 novembre 2016

 

INTELLIGENZE “INVISIBILI”

Forme non antropomorfe della “cognizione” fuori e dentro di noi

 

CAMPUS FOLCARA, AULA B.02.07

 

Martedì 8 novembre 2016 h. 15.30

Saluti del Rettore: Giovanni Betta

Saluti del Direttore del Dipartimento di Lettere e Filosofia: Edoardo Crisci

Presentazione del corso a cura del Coordinatore della Scuola: Marco Celentano

 

  1. GLI “ALTRI” DENTRO DI NOI: SIMBIOSI, MUTUALISMO, E COMPETIZIONE TRA MICRO E MACRO-ORGANISMI
    Coordina: Gennaro Auletta  (Università di Cassino e del Lazio Meridionale)
    Marco Bazzicalupo (Università di Firenze) La comunicazione come elemento cognitivo del “social network” microbico
    Paolo Bazzicalupo (CNR di Napoli) Il mondo secondo i nematodi: il ruolo delle piccole molecole
    Mercoledì 9 novembre 2016 h. 10.00
  2. IL LINGUAGGIO DEI FIORI E DELLE RADICI: “INTELLIGENZA” E “COMUNICAZIONE” NELLE PIANTE
    Coordina: Marco Celentano (Università di Cassino e del Lazio Meridionale)
    Manuela Giovannetti (Università di Pisa) Struttura e funzioni delle reti fungine alla base delle complesse interazioni ecosistemiche
    Rodolfo Gentili (Università Bicocca di Milano) Socialità e “socializzazione” nel mondo vegetale
    h. 16.00
  3. LABORIOSE “PICCOLE GENTI”: TRASFORMAZIONE DEI MATERIALI E SISTEMI COMUNICATIVI NEL MONDO DEGLI INSETTI 
    Coordina: Catia Canciani (Università di Cassino e del Lazio Meridionale)
    Mirella Delfini (saggista e giornalista) Brevetti rubati alla natura
    Bruno Massa (Università di Palermo) Sesso, grilli e rock'n roll. La comunicazione acustica negli ortotteri
    Giovedì 10 novembre 2016 h. 10.00
  4. LUOGHI E FORME DEL PENSIERO: QUESTIONI APERTE IN NEUROETOLOGIA E FILOSOFIA DELLA MENTE
    Coordina: Maria Felice Pacitto (Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze)
    Sonia Canterini (Università La Sapienza di Roma) Dall’assolo alla sinfonia. Evoluzione del cervello
    Stefano Gensini (Università La Sapienza di Roma) Il dibattito sulla razionalità animale tra filosofia della mente e ricerca empirica
     
L’iscrizione è gratuita. Per info: http://www.docente.unicas.it/marco_celentano . Per iscrizioni: scuola.etologia2010@libero.it

Neuroscienze: "Enhancement morale": Congresso di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze a Padova (13-15 maggio)



L’ ”Enhancement morale” se ne è  parlato a Padova (13-15 maggio) durante il Congresso di Neuroetica e Filosofia delle neuroscienze organizzato dall’omonima Società, un congresso ricco e stimolante per l’urgenza e la novità dei temi ed  il livello dei relatori fra cui neuro scienziati di fama mondiale. Tra le relazioni più interessanti e sicuramente degne di attenzione per la complessità del tema è quello del potenziamento morale  cui hanno partecipato da posizioni diverse  Jhon Harris dell’Università di Manchester,  Ingmar Person dell’Università di Oxford, Massimo Reuchlin del San Raffaele di Milano. Person  nel 2012 insieme a Julian Savulescu pubblicò un libro dal titolo “Inadatti al futuro” .Secondo i due autori l’umanità sarebbe arrivata ad un  livello di sviluppo tecnologico che non è più in grado di gestire con una serie d di conseguenze per la sopravvivenza dell’umanità stessa . La nostra psicologia morale era adatta alla vita in piccole comunità con tecnologia semplice. Al grande potere tecnologico e scientifico che è nelle nostre mani non corrisponde  una pari abilità nel gestire i dilemmi morali che l’epoca contemporanea pone. Il futuro della nostra specie dipende dal radicale miglioramento delle componenti morali della nostra natura e le metodiche educative tradizionali sono inefficienti e temporalmente sfasate rispetto alla necessità di una crescita morale dell’umanità. Dunque solo con un potenziamento morale attraverso farmaci è possibile scongiurare prospettive catastrofiche. Esistono farmaci che appunto cambiano la chimica cerebrale e di conseguenza taluni nostri comportamenti quali ad esempio l’ossitocina (L’ormone dell’amore) che rende più empatici e ficuciosi negli altri o alcuni farmaci antiserotinergici efficaci nella cura della depressione e capaci di ridurre l’aggressività.  A prescindere dalla realizzabilità di tale ipotesi, si aprono comunque grandi questioni d’ordine etico. In primis: sicuramente avremmo soggetti più in sintonia con la  vita di comunità, più obbediente nei confronti delle leggi. Ma l’etica è un’altra cosa.Ma se gli uomini sono biologicamente determinati a fare il bene che ne sarebbe della libertà di scelta che è un presupposto della moralità. La morale esiste solo in quanto è possibile scegliere e compiere anche il male. E un’altra questione vorrebbe a porsi: gli esseri umani privati della loro aggressività non sarebbero privati, come giustamente sottolinea Reuchlin, anche della loro capacità di auto ed eterodifesa in alcune circostanze in cui fosse legittimamente richiesto? Infine: per quanto noi siamo il nostro  cervello i nostri comportamenti sono il risultato di meccanismi molto complessi. Pertanto il nostro cervello  non può essere considerato come una macchina a gettoni in cui ad ogni somministrazione di un determinato farmaco corrisponde esattamente un determinato specifico comportamento.


Neuroetica e filosofia delle neuroscienze. La prosocialità. dei bonobo.

Già da tempo esistono molte prove e testimonianze di comportamenti altruistici in alcune specie animali. Singolare è davvero il comportamento dalle scimmie bonobo (i nostri cugini più prossimi) che mostrano comportamenti di generosità anche nei confronti di congeneri sconosciuti. In un esperimento dell'Università di Duke, alcune Bonobo sono state provviste di una quantità di cibo di gran lunga maggiore di quella che sono abituati a mangiare.  Esse hanno aperto la porta della loro gabbia, per condividere il cibo, più facilmente ai congeneri sconosciuti che a quelli conosciuti. Nel caso in cui la loro generosità non ha avuto una risposta dall'altra parte hanno smesso di condividere il cibo. Come interpretare questo dato?. Secondo i ricercatori i bonobo offrono il cibo per stringere legami e, aggiungerei, per stringere legami sempre più vasti oltre il gruppo di appartenenza. Tutto questo starebbe a di mostrare che l'altruismo è un risultato dell'evoluzione perché utile alla sopravvivenza. Da cui si deduce  che noi uomini siamo biologicamente  determinati a comportamenti prosociali. Attenzione però: l'essere umano è anche un animale culturale e, pertanto, suscettibile di apprendimenti sia positivi che negativi. E comunque vale sempre la pena di ricordare che l'altruismo non è ancora l'etica!